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Giovedì, 22 Aprile 2021
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Provincia Autonoma di Trento - Mondotrentino

 
 
 

RAFAEL MOSER

dal Brasile alla Tanzania passando per Trento.... in attesa di ripartire per la Thailandia 

Rafael Moser

 

Mi chiamo Rafael Moser, ho 33 anni, ho conseguito una laurea magistrale in Studi Internazionali presso l’Università degli Studi di Trento, e sono italo brasiliano. Attualmente mi trovo in Brasile mentre aspetto di essere trasferito in Thailandia (per lavoro). Sono appena rientrato dalla Tanzania dopo aver trascorso la un periodo di quasi 3 anni. 

Sono discendente di Trentini che emigrarono in Brasile durante il periodo della grande emigrazione italiana tra il 1875 e il 1960. Sono partiti da Baselga di Pinè (Faida), ancora sotto l’impero austro ungarico, verso il Brasile assieme a tante altre famiglie trentine che partivano alla ricerca di migliori condizioni di vita. Sono stati circa 36 giorni di viaggio in nave a vapore fino all’arrivo a Rio de Janeiro. Da Rio, scesero verso lo stato di Santa Catarina, nel meridione brasiliano, dove poterono scegliere il loro appezzamento in mezzo alla foresta vergine, dove oggi si trova il comune di Rodeio. I primi anni da immigrati in Brasile non sono stati molto facili. Le condizioni di vita e l’infrastruttura dell’allora appena instaurato comune di Rodeio erano abbastanza precarie. Nonostante queste barriere, lungo gli anni, sono riusciti a trovare mezzi e strategie di sopravvivenza che perdurano sino ad oggi, per esempio le cooperative agricole. Rodeio tra l’altro è oggi uno dei comuni brasiliani con più oriundi trentini; dove sino ad oggi si parla il dialetto trentino e si vive la cultura italiana e trentina.

Vivere in Trentino è sempre stato un sogno sin da bambino. Ho sempre avuto un legame molto forte con le mie radici italiane e trentine. Questo sentimento mi spinse appunto ad intraprendere l’esperienza di vivere in Italia. Arrivai in Trentino nel 2007, inizialmente per partecipare al programma di interscambi giovanili organizzato dalla Provincia Autonoma di Trento (PAT) e dopo per la mia formazione accademica presso l'Università degli Studi di Trento (sia per il corso di laurea (I livello) che di laurea magistrale), queste ultime rese possibili dalla borsa di studio offerta dalla PAT agli oriundi trentini residenti all’estero. Questi 7 anni vissuti in Trentino hanno cambiato la mia vita per sempre, in tutti i sensi, sia personale, che accademica, che culturale, che professionale. In Trentino ho vissuto esperienze che non avrei mai pensato di poter vivere, almeno non in quel periodo della vita. Ho avuto l’opportunità di girare l’Europa, di conoscere persone dalle varie parti del mondo, d’imparare lingue nuove, di studiare in una delle migliori università italiane, e infine di immergermi fino e fondo nella cultura trentina contemporanea. Ho fatto moltissimi amici in Trentino, sia italiani che stranieri che erano come me in un periodo di interscambio universitario presso l’UNITN. Amici che ancora frequento, ovunque siano, anche virtualmente. In termini professionali, l’esperienza in Trentino mi ha aperto tantissime possibilità che difficilmente avrei avuto se fossi rimasto in Brasile, tenendo conto del percorso formativo che ho scelto per la mia carriera professionale. C’è anche da dire che l’UNITN ha una reputazione fantastica all’estero e che assieme alle varie opportunità di studio accademico e linguistico e d’interscambio che ci offre, sicuramente mi ha aiutato tantissimo nel mondo del lavoro. 

Attualmente ho una vasta rete di amici nella comunità trentina sia in Brasile che nel mondo. Tanti di questi li ho conosciuti mentre vivevo in Trentino e fino ad oggi ci teniamo in contatto, sia tramite internet oppure ci incontriamo quando ci capita di essere nella stessa città, per esempio in vacanza. Purtroppo, non partecipo così più attivamente il Circolo Trentino in Brasile poiché nei luoghi in cui vivo (Africa) non ci sono circoli trentini. Comunque, cerco di tenermi aggiornato sugli eventi e informazioni sui gruppi trentini nei social media. 

 

 
Rafael Moser

Al momento lavoro per il Fondo di Capitale delle Nazioni Unite (UNCDF in inglese). Ormai sono più di sette anni che lavoro per l’ONU. Nello specifico, mi occupo di finanziamenti climatici, aiutando i Paesi più poveri del mondo ad implementare un meccanismo finanziario per canalizzare risorse internazionali verso i comuni perché questi possano investire in azioni, programmi o attività che aiuteranno le loro comunità, principalmente le più vulnerabili, ad adattarsi ed essere più resilienti ai cambiamenti climatici. Da un punto di vista personale, è un tipo di lavoro che richiede tantissimo e direi che è alquanto impegnativo, visto che tante volte devo spostarmi in posti nuovi, con un’infrastruttura non tanto sviluppata, quindi questo comporta essere lontano dalla propria famiglia e dai cari, dagli amici, ecc. Insomma, sono tante le sfide. Ciononostante, quando penso che il risultato del mio lavoro, del mio piccolo contributo, ha reso una famiglia più resistente agli impatti negativi della più grande sfida del nostro secolo, ovvero i cambiamenti climatici, mi riempie di gioia e soddisfazione. Tutte le sfide e le barriere svaniscono e mi ricarico per continuare sempre su questa strada. 

Sono arrivato in Brasile nel giugno scorso dopo aver trascorso quasi tre anni in Tanzania. Dovevo spostarmi in Thailandia a maggio, però con la pandemia del nuovo coronavirus ho dovuto cambiare i piani, visto che le frontiere thailandesi sono state chiuse. Sono dunque riuscito a tornare in Brasile in mezzo al picco della pandemia mentre aspettavo di essere trasferito nel nuovo paese, appena le condizioni sarebbero migliorate. Quando ci sono arrivato, ho dovuto fare una quarantena volontaria per 14 giorni. Attualmente sono a Sao Paulo e lavoro da casa (teleworking), come la maggior parte dei miei colleghi. All’inizio la situazione era molto strana e difficile perché eravamo tutti confinati dentro casa, sebbene il comune di Sao Paulo non avesse imposto un vero e proprio lockdown; ma i bar, ristoranti, palestre, centri commerciali, parchi pubblici erano tutti chiusi per incoraggiare il distanziamento sociale ed dunque evitare assembramenti di persone. Per quasi tre mesi questa è stata la situazione. I nuovi contagi e il numero di deceduti sono stati di fatto molto elevati in questo periodo. C’era sempre la paura di contrarre il virus e quindi ho cercato di stare a casa il massimo possibile. Ad agosto la situazione cominciò a migliorare molto lentamente nello stato di Sao Paulo e il governo ha iniziato a flessibilizzare i divieti di movimento e chiusura dei posti. Siamo ancora in questo processo di riapertura e flessibilizzazione graduale. Tanti posti non possono ancora aprire, ad esempio discoteche, cinema o teatri, ecc. Tuttavia, almeno si riesce ad uscire un attimo di casa e a respirare un po’ d’aria fresca. In ogni caso, è una situazione molto triste vedere tante famiglie che perdono i loro cari dal giorno alla notte; è una sensazione di impotenza. 

 
Rafael Moser

Gli ultimi dati, rilasciati nel primo ottobre del 2020, indicano 143.886 deceduti e 4.813.586 contagiati del nuovo coronavirus. Purtroppo, ci è mancato in Brasile un coordinamento effettivo a livello nazionale come abbiamo visto in tanti stati europei e in Asia/Oceania. Il Brasile è una federazione, come gli Stati Uniti, e dunque nell’assenza di una direttiva nazionale, gli stati e comuni hanno competenza per decidere e legiferare. Questo ha portato a decreti e azioni diverse nelle varie regioni brasiliane. Questo ha sicuramente contribuito all’aumento dei contagi. C’è anche da dire che la popolazione brasiliana è molto grande, siamo più di 200 milioni, e se confrontiamo la situazione negli altri paesi delle stesse dimensioni, vediamo che hanno anche loro fatto fronte a le stesse sfide e a numeri di contagiati altissimi. La situazione sembra sia migliorata oggi e sembra che siamo arrivati ad un plateau; però un plateau abbastanza alto, visto che la media giornaliera di deceduti si è fermata ai 700 al giorno. 

 

Cari amici di Mondo Trentino, vorrei lasciare qui un messaggio di speranza e di rassicurazione che ce la faremo. Sono tempi oscuri che attraversiamo che vengono per farci vedere il sole ancora più luccicante; vengono per farci correggere percorsi; per ricordarci quello che veramente importa; vengono per insegnarci ad essere persone migliori, e collettivamente, un’umanità più degna di vivere in questo bellissimo ma piuttosto fragile pianeta. Il Trentino e la storia dei suoi moltissimi emigranti, che partivano alla ricerca di una vita migliore, più degna, hanno tanto da dire e insegnare. Dovunque si trovavano, hanno affrontato momenti e situazioni di molto disagio e difficoltà, di molta sofferenza. Ciononostante, si sono sempre alzati, ancora più forti e uniti. Cogliamo questo momento per riflettere su quello che vogliamo essere come persone, come cittadini, come figli, come genitori, come marito/moglie, come amici, ecc. Non dimentichiamoci del nostro legame eterno col nostro bellissimo Trentino e la sua gente; non siamo soli; siamo una comunità, una rete, una famiglia! Ce la faremo!

 

Ottobre 2020

 
 
 
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