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Provincia Autonoma di Trento - Mondotrentino

 
 
 

Edizione 2008: Identità dinamiche come strumento e stimolo di sviluppo delle comunità

Trento, 21 settembre – 6 ottobre 2008

Gruppo di lavoro

Nel mese di settembre si è tenuta a Candriai (Trento) la terza edizione del corso di “formazione per  animatori culturali per le collettività trentine all’estero”, organizzato dalla Provincia Autonoma di Trento, in collaborazione con l’Associazione Trentini nel Mondo, a cui ha partecipato un gruppo di discendenti di emigrati trentini provenienti da tutto il mondo (Australia, Canada, Usa, Messico, Guatemala, Colombia, Brasile, Argentina, Cile, Paraguay e Uruguay).
Il gruppo era composto da una trentina di persone, appartenenti ad una fascia di età un po’ più elevata rispetto alle edizioni precedenti (35-50 anni) e quindi con un forte bagaglio di esperienza di vita e di associazionismo. Esso  si è stretto, per un periodo di due settimane, attorno al desiderio di conoscere meglio la propria identità e migliorare i propri strumenti progettuali per favorire le sviluppo delle comunità trentine all’estero.

L’esperienza è stata valutata positivamente. La Provincia autonoma di Trento, e le Associazioni che hanno partecipato all’evento, ritengono importante investire in questi progetti di formazione, perché consentono di garantire continuità nel tempo e nello spazio alle relazioni tra la popolazione trentina residente e quella emigrata, mantenendo viva la nostra storia, le nostre tradizioni e la nostra cultura. L’investimento è non solo finanziario, ma anche in termini di conoscenza, valori, emozioni, progetti che insieme si possono sviluppare per far crescere le comunità trentine sparse per il mondo. Si auspica che ciascun partecipante al corso, reso forte da questa intensa e meravigliosa esperienza, trasmetta alle rispettive comunità di provenienza questa grande carica di entusiasmo, forza e passione che è nata e si è intensificata in queste due settimane, grazie all’alta professionalità e preparazione dei docenti, e provi a farla germogliare e crescere nei rispettivi contesti abitativi. Pur consapevoli che non sarà certo un compito facile, nutriamo fiducia e speranza che tutto ciò possa avvenire utilizzando sia i preziosi strumenti forniti al corso sia i contatti con i vari partecipanti e gli organismi proponenti, contatti che è importante conservare e potenziare in quanto faciliteranno il perseguimento di questa strada che ci unisce e  ci fa sentire vicini anche a migliaia di chilometri di distanza.   

 
Affiatamento

Il Percorso formativo

Il percorso formativo, incentrato sulla tematica “Identità dinamiche come strumento e stimolo di sviluppo delle comunità”, si è articolato in moduli.

I primi due moduli, svolti in aula, hanno avuto per oggetto lezioni frontali sull’argomento “Le identità dinamiche” (diviso nei sottotemi “L’identità del singolo”, “Dall’io al noi: l’identità di gruppo”, “Dal gruppo al gruppo di lavoro”) a cura del dott. Flavio Antolini, esperto in materia di comunicazione e gestione dei conflitti, e “Progettare progetti” a cura del dott. Gabriele Diviso, esperto in materia di progettazione, affiancato dal dott. Flavio Antolini.
Il percorso formativo in aula è stato integrato con alcuni moduli  monotematici svolti sul territorio, nella consapevolezza che per poter trasmettere in modo efficace informazioni, valori ed emozioni alle rispettive comunità di appartenenza è fondamentale aver visto in prima persona e compreso quelli che sono i principali elementi che caratterizzano la realtà territoriale trentina: storia, istituzioni, arte, cultura,tradizioni, natura, ambiente, pace, cooperazione e lavoro.
Importantissima anche la visita dei luoghi di provenienza di alcuni emigrati trentini, che ha suscitato grandi emozioni in coloro che hanno vissuto questa esperienza, difficili da tradurre a parole e da cogliere nel significato più profondo da parte di chi non ha potuto vivere il clima speciale che si è creato all’interno del gruppo.
Il percorso si è concluso con una preparazione guidata di una performance finale, che raccontava e documentava il lavoro svolto nel corso delle due settimane rispetto alla progettualità, al lavoro di gruppo e alla comunicazione. La presentazione è avvenuta il giorno antecedente la partenza, in presenza di un gruppo numeroso di parenti, amici e autorità.
L’evento è stato per tutti i partecipanti molto intenso e davvero stimolante. La residenzialità crea un ambiente particolare, lontano e diverso da quello che si vive in un percorso formativo realizzato attraverso la sola esperienza d’aula, per quanto creativa ne possa essere la gestione. Si può dire che a Candriai si è respirata proprio…aria buona!
L’esperienza è stata impreziosita dalla ricchezza della diversità - geografica, culturale, linguistica, professionale - di ciascuno, che da problema si è trasformata in risorsa, grazie alla disponibilità dei partecipanti e alla loro voglia di aprirsi agli altri. Chi ha vissuto queste due settimane ha potuto constatare quanto si può imparare, capire e crescere come individui e come gruppo, quando si riescono a condividere le proprie (diversissime) competenze, i propri (spesso diversi) valori, le proprie (simili) emozioni: quando, insomma, si riescono a condividere le proprie ricchissime identità.
Il corso si è svolto sulla base del presupposto per cui nessuno insegna niente a nessuno, ma tutti imparano da tutti. Da qui la scelta di una metodologia animativo-attiva incentrata sul recupero e la valorizzazione dell’esperienza dei partecipanti che sono diventati non i fruitori di un’offerta formativa, ma i protagonisti di un’esperienza formativa grazie alla quale ogni nuova acquisizione non è stata calata dall’alto della cattedra, ma è scaturita dal confronto e dalla sintesi della ricchezza portata in aula (e non solo) da ogni singolo partecipante. Molti i lavori di gruppo svolti all’interno dei moduli in aula.

 
Loredana Cont

La prima parte dei lavori in aula si è realizzata attraverso una riflessione sulla propria identità (fatta di avvenimenti, situazioni, luoghi, relazioni, memorie, storia, valori, sentimenti), nella consapevolezza dell’importanza che essa non vada sbiadita o persa nel tempo. Sapere “chi siamo”, ovvero la consapevolezza della propria identità di persone e gruppi sociali e/o etnici, è uno degli aspetti fondamentali dell’esistenza umana. Solo quando sappiamo “chi siamo” possiamo affrontare seriamente le problematiche del gruppo (“cosa fare per gli altri”) e della comunicazione (“come far capire agli altri chi siamo e cosa facciamo”).
L’identità di una persona e/o di un gruppo può essere considerata come la sintesi di tre dimensioni: competenze, valori, emozioni. Competenze, ovvero ciò che si sa e si sa fare, le conoscenze, le abilità; valori, ovvero il senso ed i significati che si attribuiscono a se stessi e alle proprie azioni: cos’è giusto e cos’è sbagliato, cosa va fatto e cosa no, cosa è importante e cosa non lo è;  emozioni, ovvero ciò che si prova, che si sente di fronte a ciò che facciamo, agli eventi, alle situazioni: paura, gioia, entusiasmo, commozione, rabbia, indignazione.
L’identità di un gruppo e/o di una persona è dinamica, nel senso che cambia in continuazione dentro la relazione con le altre identità (individuali, sociali, politiche) che incontra: noi non dobbiamo cambiare la nostra identità, ma è la nostra identità che cambia in continuazione. Non possiamo evitare questo cambiamento, ma possiamo esserne più consapevoli per saperlo gestire attivamente, anziché rimanerne vittime.

 
Il gruppo del Brenta

L’identità di un gruppo e/o di una persona tanto più diventa ricchezza per sé e per gli altri, quanto meglio viene gestita la comunicazione, intesa come capacità di far capire agli altri “chi siamo” e di capire “chi sono” gli altri, usando consapevolmente l’unico strumento possibile: i nostri comportamenti (“nostri/miei”, che è il mio modo di pormi di fronte a te, e “nostri/tuoi”, che è il tuo modo di porti di fronte a me).
La seconda parte dei lavori in aula si è realizzata attraverso l’illustrazione delle tecniche che consentono di migliorare le proprie capacità progettuali, imparando a “progettare progetti” efficaci in grado di consolidare relazioni e risolvere problemi. Si è partiti dalla considerazione che molta progettazione non segue altro approccio che quello dettato dall’inventiva personale e per molti ciò si traduce nel saper compilare adeguatamente una varietà di formulari e domande. Ci si è chiesti se all’atto pratico, quanto formulato e scritto serva poi realmente alla realizzazione di un’iniziativa efficace o serva unicamente ad ottenere un finanziamento. Si è riflettuto sul fatto che se è vero che servono risorse per dare gambe alle idee, è anche vero che le idee senza vere basi progettuali marciano poco e male. Lo scopo di questo modulo è stato pertanto quello di fornire gli strumenti metodologici, basati sul PCM - Project Cycle Management –  e il Quadro Logico, necessari per formulare e gestire al meglio le varie fasi del ciclo progettuale. Sono state elaborate le chiavi per tradurre un’idea in un progetto, un problema in un obiettivo, e questo in strategie d’intervento coerenti e monitorabili, per pianificare concretamente attività, risorse, tempi adeguati e coerenti con l’obiettivo fissato e per valutare oggettivamente  il grado di riuscita del progetto. Tutti questi temi sono stati sviluppati prendendo spunto da progetti reali e d’interesse comune. Sono state valorizzate le esperienze progettuali personali di ognuno. Infatti, ogni partecipante è arrivato dal proprio Paese con una bozza di progetto di sviluppo della rispettiva comunità, già delineata negli aspetti principali (si trattava in prevalenza di progetti volti a risolvere i problemi che ruotano attorno alla carenza di centri di incontro e accoglienza, all’indebolimento della memoria storica degli antenati, allo scarso coinvolgimento dei giovani, all’indebolimento della comunicazione e della partecipazione, all’indebolimento delle tradizioni e della cultura trentina).  Gli argomenti trattati nel corso hanno consentito di affinare gli strumenti e le metodologie che permetteranno ai singoli di rielaborare i singoli progetti, mediante integrazioni o modifiche, a tutto vantaggio dei beneficiari.

 
Visita guidata

Gli altri moduli trattati nel percorso formativo si sono svolti attraverso visite sul territorio,  risultate molto gradite e suggestive anche per effetto delle bellissime giornate in cui sono state effettuate, caratterizzate dalle variazioni cromatiche tipiche autunnali.
Il modulo “Storia e istituzioni” si è realizzato con la visita alla mostra “I Trentini e la Grande Guerra” presso le gallerie di Piedicastello, l’incontro con il Prof. Quinto Antonelli e il Direttore responsabile della Fondazione Museo Storico del Trentino, dott. Giuseppe Ferrandi, per l’illustrazione del "progetto Memoria", la visita all’Archivio Diocesano dove sono conservati i registri parrocchiali dai quali sono stati tratti i dati per l’elaborazione di un database sui nati in Trentino nel periodo compreso tra il 1815 e il 1923, di prossima pubblicazione sulla rete; compreso in tale modulo è stato l’incontro presso Palazzo Trentini con il Presidente del Consiglio provinciale, dott. Dario Pallaoro, il quale ha illustrato brevemente la storia della nostra Provincia dotata di autonomia speciale, le competenze e i rapporti con il potere centrale, il sistema elettorale, il rapporto con le regioni confinanti, le prospettive future e  l’incontro con la Consigliera di parità, avv. Eleonora Stenico, che ha illustrato il proprio ruolo e quindi le competenze di questo organismo, destinato a garantire la tutela di fronte ad ogni discriminazione e a promuovere le pari opportunità per donne e uomini nel mondo del lavoro, soffermandosi su alcuni casi curiosi di discriminazione che si sono verificati negli ultimi anni. Il modulo “Ambiente” si è concretizzato nella visita al giardino botanico alpino delle Viote  e al Centro Ecologia Alpina della Fondazione Edmund Mach. Il modulo “Turismo, natura e tutela ambientale” ha avuto luogo con un percorso guidato avente per destinazione la Val Rendena, con sosta e passeggiata, in compagnia di una guida forestale nel Parco Adamello- Brenta, verso le cascate di Nardis nella Val Genova. Rientro a Candriai via Madonna di Campiglio, Campo Carlo Magno, Val di Sole e Val di Non.

 
Sala Rosa

Il modulo “Cultura e pace” ha previsto una visita al museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, con sede a Rovereto, e alla Campana dei Caduti sul colle di Miravalle (Rovereto). Il gruppo ha potuto assistere all’evento dei cento rintocchi della Campana, simbolo di pace, fratellanza e concordia a livello internazionale. Il modulo includeva anche una breve sosta a Riva del Garda. Il modulo “Arte, cultura e tradizioni” è stato realizzato con un incontro con Loredana Cont,  comica trentina, e con i responsabili della Federazione delle Proloco e della Cofas.
Nel modulo “Cooperazione e lavoro” si è effettuato un incontro con il dott. Paolo Tonelli, assistente di presidenza della Federazione Trentina della Cooperazione, che ha presentato il movimento e i valori della cooperazione, alla base dell’economia trentina, seguita dalla visita di alcune realtà del settore agricolo e viticolo (Mondomelinda: stabilimento di frutta di Taio,  Distilleria di grappe Bertagnolli, Cantine  La Vis); infine visita del Museo degli usi e costumi della gente trentina a San Michele all’Adige.
Il modulo “Arte e natura” si è realizzato con una visita di Artesella, un incontro con i sindaci della Valsugana e sosta alla casa natale di Santa Madre Paolina a Vigolo Vattaro.
Non sono mancati momenti conviviali all’insegna della musica (esibizione del Coro della Valle dei Laghi e del Gruppo Abies Alba)  e della cucina tipica e vini trentini, tutti aspetti attinenti alla cultura e tradizione trentina, da non trascurare in quanto spesso occasione di incontro e di condivisione nelle comunità all’estero delle proprie radici comuni.   

 

Ringraziamenti
Un ringraziamento particolare alla dott.ssa Mirella Collini, referente per l’Associazione Trentini nel Mondo, che ha saputo gestire il gruppo con grande cura ed entusiasmo e al dott. Flavio Antolini per l’energia e la passione con cui ha saputo condurre la parte didattica del percorso formativo, contribuendo a conferire valore aggiunto all’esperienza di gruppo.

 
Programma e elenco dei partecipanti
 
 
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